Cade il dente da latte. Passa una settimana, ne passano due, poi un mese. Il dente permanente non si vede. Cominciano le domande: è normale? Bisogna fare qualcosa? Quando è il caso di andare dal dentista?
La risposta più onesta è: nella maggior parte dei casi aspettare è corretto. La permuta dentaria, cioè la sostituzione dei denti da latte con quelli definitivi, è un processo lungo e variabile da bambino a bambino (si attendono solo i denti del giudizio fra i 17-25 anni). Tra la caduta del dente deciduo e la comparsa del permanente possono passare mesi, senza che ci sia alcun problema da risolvere.
Esistono però situazioni in cui il ritardo eruttivo non è fisiologico, ma ha una causa precisa che richiede una valutazione clinica. Conoscere la differenza aiuta a stare tranquilli quando si può, e ad agire in tempo quando serve.
La permuta dentaria: cosa succede e in quanto tempo
La dentizione permanente si completa in un arco di tempo che va dai 6 ai 12-13 anni circa, anche se ogni bambino ha la propria variabilità individuale. Alcuni bambini completano la sostituzione a 10 anni, altri aspettano fino ai 13-14 anni per gli ultimi denti da latte.
Questi sono i tempi medi di eruzione dei denti permanenti, a titolo orientativo:
| Dente | Età media di eruzione |
|---|---|
| Primi molari permanenti | 6-7 anni |
| Incisivi centrali inferiori | 6-7 anni |
| Incisivi centrali superiori | 7-8 anni |
| Incisivi laterali superiori e inferiori | 7-9 anni |
| Canini inferiori | 9-10 anni |
| Canini superiori | 10-12 anni |
| Premolari | 9-12 anni |
| Secondi molari | 11-13 anni |
Tra la caduta del dente da latte e la comparsa del dente definitivo nel punto corrispondente, in media passano da 3 a 6 mesi. Questo non significa automaticamente che ci sia un problema: significa che il germe del dente sta ultimando il suo percorso verso la superficie gengivale.
Quello che conta, più che il tempo trascorso dalla caduta, è il quadro complessivo: lo spazio disponibile in arcata, i denti vicini, la posizione del germe verificabile con una radiografia, e soprattutto la presenza o meno di segni che indicano un ostacolo (come quando il palato è stretto).

Le cause più comuni quando un dente permanente non spunta
Quando il ritardo eruttivo supera i tempi fisiologici, le cause possono essere diverse. Alcune si risolvono spontaneamente o con un piccolo intervento, altre richiedono un percorso più strutturato. Nessuna, se individuata in tempo, diventa un problema insuperabile.
Ritardo fisiologico: la causa più frequente
La causa più comune è semplicemente che il bambino ha i propri tempi, diversi dalla media. Se in famiglia ci sono genitori o nonni che hanno avuto dentizioni tardive, è probabile che il bambino segua lo stesso schema. Non è una patologia: è variabilità biologica.
In questi casi il dente è presente sotto la gengiva, il germe si è formato regolarmente, e prima o poi fuoriesce senza bisogno di alcun intervento. Una panoramica radiografica, in caso di dubbio, permette di verificarlo in pochi minuti.
Il dente da latte non è ancora caduto
Se il dente da latte corrispondente è ancora in sede, il permanente sottostante può non trovare la spinta sufficiente a erompere, oppure può trovare la via deviata e spuntare in posizione scorretta, lateralmente o dietro il deciduo. Questo fenomeno, già trattato nell’articolo sui denti permanenti dietro quelli da latte, richiede in genere una valutazione per capire se il dente da latte va rimosso per liberare il percorso.
Mancanza di spazio in arcata
Quando l’arcata è ristretta o i denti da latte hanno chiuso lo spazio dopo una caduta precoce, il dente permanente può non riuscire a erompere nella posizione corretta. Lo spazio in arcata è una delle risorse più preziose della dentizione in sviluppo: una volta perso, va recuperato con la terapia ortodontica. Per questo motivo, quando un dente da latte cade precocemente per trauma o estrazione, si valuta spesso l’inserimento di un mantenitore di spazio per preservare la posizione fino all’eruzione del permanente. Se vuoi approfondire il ruolo fondamentale dei denti da latte nel guidare la crescita dell’arcata, puoi leggere anche questo articolo sull’importanza dei denti decidui.
Inclusione dentale: il dente c’è ma non riesce a uscire
Un dente si definisce incluso quando è completamente o parzialmente presente nell’osso alveolare o nella gengiva ma non riesce a erompere spontaneamente. L’inclusione dentale può dipendere da una posizione anomala del germe, da un’inclinazione scorretta, dalla presenza di ostacoli strutturali o da tessuto gengivale particolarmente spesso. I denti più frequentemente interessati dall’inclusione sono i canini superiori e i denti del giudizio, ma può coinvolgere anche incisivi e premolari.
In molti casi l’inclusione si gestisce con un approccio ortodontico-chirurgico: una piccola incisione gengivale espone il dente, e un apparecchio ortodontico guida progressivamente l’eruzione fino alla posizione corretta in arcata. L’ortodonzia intercettiva, applicata nei tempi giusti, permette di recuperare denti inclusi evitando interventi più invasivi in età adulta.
Agenesia dentale: quando il dente non si è mai formato
L’agenesia dentale è la mancanza congenita del germe di uno o più denti permanenti: il dente non si è mai formato e quindi non può erompere perché semplicemente non esiste. Si tratta di una condizione relativamente comune, che interessa circa il 7% della popolazione, e riguarda più spesso gli incisivi laterali superiori, i secondi premolari e i denti del giudizio.
Quando manca il germe del permanente, spesso il corrispondente dente da latte non cade, perché la radice non viene riassorbita dalla spinta del dente sottostante. La diagnosi avviene tramite ortopantomografia, che consente di visualizzare con precisione la presenza o l’assenza di tutti i germi dentali. Le soluzioni dipendono dall’entità dell’agenesia e dall’età del bambino: si va dalla conservazione del dente da latte il più a lungo possibile, all’ortodonzia per chiudere o mantenere lo spazio, fino all’implantologia in età adulta una volta completata la crescita scheletrica.
Denti sovrannumerari che bloccano la via
In alcuni casi si forma un dente in eccesso rispetto alla formula dentaria normale: un dente sovrannumerario che si posiziona tra il germe del permanente e la gengiva, bloccandone il percorso di eruzione. Questo ostacolo fisico impedisce al dente di raggiungere la superficie e richiede quasi sempre una valutazione chirurgica per rimuoverlo e liberare la via.
Fonte scientifica
Approfondimento basato sulla letteratura scientifica
Una revisione sistematica pubblicata su Children (MDPI, 2023) dall’Università di Bari ha analizzato le cause genetiche e le opzioni di trattamento per la mancata eruzione primaria dei denti permanenti. Lo studio evidenzia come la diagnosi precoce tramite ortopantomografia e l’eventuale analisi genetica siano strumenti fondamentali per pianificare il percorso terapeutico più efficace, e come l’approccio multidisciplinare — che coinvolge pedodontista, ortodontista e chirurgo orale — produca i risultati migliori nei pazienti in età pediatrica.
Leggi lo studio su PubMed Central ↗Children (MDPI) • Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” • 2023
Quando portare il bambino dal dentista
Non serve correre al primo segnale di ritardo. Serve però sapere quando il monitoraggio a casa non è più sufficiente.
Situazioni in cui puoi aspettare con tranquillità:
- Sono passati 1-3 mesi dalla caduta del dente da latte, il bambino non ha dolore e la gengiva è integra
- Il bambino ha meno di 7-8 anni e i tempi della sua permuta sono generalmente nella norma
- In famiglia ci sono casi di dentizione tardiva
- Il dente da latte ha ceduto da poco e si vede o si sente sotto la gengiva un leggero rigonfiamento
Situazioni che richiedono una visita entro breve:
- Sono passati più di 6 mesi dalla caduta del dente da latte senza che il permanente sia comparso
- Il dente da latte è ancora al suo posto ben oltre l’età prevista, senza alcun segno di mobilità
- Si notano spazi asimmetrici tra i denti, con un lato che ha già il permanente e l’altro no
- Il bambino ha dolore, gonfiore o infiammazione gengivale nella zona interessata
- Un dente è spuntato in posizione molto anomala, fuori dall’arcata o con inclinazione marcata
- Il bambino ha 10-11 anni e alcuni denti da latte anteriori non sono ancora caduti
Se sei a Vittoria, Gela o nella provincia di Ragusa o Caltanissetta, la visita di controllo è il modo più diretto per capire cosa sta succedendo. Nello studio disponiamo di tecnologie diagnostiche in sede, compresa la panoramica, quindi non è necessario spostarsi per effettuare l’esame radiologico.
Cosa fa il dentista: dalla diagnosi ai trattamenti
Il primo strumento diagnostico per capire perché un dente permanente non spunta è la radiografia panoramica, anche detta ortopantomografia. Permette di visualizzare tutti i germi dentali, la loro posizione nell’osso, l’eventuale presenza di ostacoli o anomalie, e la relazione tra i denti da latte e quelli in formazione. È un esame rapido, con esposizione alle radiazioni minima, e fornisce un quadro completo in un’unica immagine.
In base a quanto emerge, il percorso terapeutico si differenzia:
Ritardo fisiologico: nessun intervento, monitoraggio periodico.
Dente da latte che non cade: eventuale estrazione del deciduo per liberare il percorso al permanente. È un intervento semplice, che nel Percorso Anti-Stress della Dott.ssa Cutrera viene affrontato con le tecniche di gestione dell’ansia adatte all’età del bambino.
Mancanza di spazio: valutazione ortodontica per recuperare l’arcata con espansore o apparecchio. Prima si interviene, più l’arcata è influenzabile perché le strutture ossee sono ancora in crescita. Puoi approfondire questo aspetto nell’articolo su ortodonzia infantile: quando intervenire e quali terapie esistono.
Dente incluso: approccio ortodontico-chirurgico per esporre chirurgicamente il dente e guidarlo in arcata con un apparecchio fisso. I risultati migliori si ottengono in età pediatrica, quando il percorso di eruzione è ancora guidabile.
Agenesia dentale: il piano terapeutico dipende dal dente mancante e dall’età. Si può mantenere il da latte come soluzione transitoria, usare l’ortodonzia per chiudere lo spazio o preservarlo per un futuro impianto una volta completata la crescita ossea. La collaborazione con uno specialista in ortodonzia intercettiva, come la Dott.ssa Cutrera, è fondamentale per pianificare in anticipo la soluzione più adatta.
Dente sovrannumerario: rimozione chirurgica dell’elemento in eccesso per liberare la via al permanente, spesso seguita da un monitoraggio ortodontico.
Perché il controllo ortodontico a 6-7 anni è importante anche senza problemi evidenti
Le linee guida dell’American Association of Orthodontists indicano la prima visita ortodontica entro i 7 anni come momento ideale di screening. Non perché a 7 anni si mette necessariamente un apparecchio, ma perché a quell’età i germi dei denti permanenti sono già radiograficamente visibili e qualsiasi anomalia nella permuta dentaria è ancora facilmente intercettabile e gestibile.
In questa fase, la bocca del bambino è ancora in piena crescita. Le strutture ossee sono malleabili, le arcate influenzabili, i percorsi di eruzione guidabili. Intervenire a 7-8 anni su un problema di spazio o di posizione del germe richiede soluzioni molto più semplici rispetto a quelle necessarie a 14 anni, quando la crescita ossea è in gran parte completata.
La visita ortodontica precoce è uno degli strumenti più concreti di prevenzione che uno specialista in pedodonzia e ortodonzia intercettiva può offrire. Non è una visita d’allarme: è un controllo di crescita, come quello dal pediatra. Nei nostri studi di Vittoria e Gela, la prima visita segue il Percorso Anti-Stress pensato per far vivere ai bambini ogni appuntamento con serenità, dalla sala d’attesa alla poltrona. Per saperne di più sull’ortodonzia intercettiva e sui tempi giusti, puoi leggere l’articolo su quando iniziare i controlli ortodontici.
E se tuo figlio ha già i denti che crescono storti o fuori posizione, puoi approfondire anche l’articolo dedicato ai denti storti nei bambini per capire quando è il momento di agire.
Domande frequenti sui denti permanenti che non spuntano
In media 3-6 mesi. Oltre i 6 mesi senza comparsa del permanente è utile una visita di controllo dal dentista pediatrico.
L’agenesia dentale è la mancanza congenita del germe di uno o più denti permanenti, che quindi non si sono mai formati e non possono erompere. Colpisce circa il 7% della popolazione.
Un dente incluso è un dente permanente formato correttamente ma rimasto intrappolato nella gengiva o nell’osso, incapace di erompere spontaneamente per una posizione anomala o un ostacolo.
Non c’è un’età fissa: dipende dal dente e dai tempi individuali del bambino. In presenza di ritardi superiori a 6 mesi dalla caduta del deciduo, una valutazione dal dentista pediatrico è sempre consigliata.
Sì. Se il dente da latte è ancora presente e saldo, può deviare il percorso del dente permanente o rallentarne l’eruzione. In questi casi il dentista valuta se procedere all’estrazione del deciduo.
Solo tramite ortopantomografia, la radiografia panoramica dell’intera arcata dentale. Permette di verificare la presenza, la posizione e lo stato di sviluppo di tutti i germi dei denti permanenti.
Esegue una panoramica per individuare la causa. In base al risultato, può prescrivere solo monitoraggio, ortodonzia per creare spazio, o un approccio chirurgico-ortodontico per guidare il dente in arcata.

